Il significato della celebrazione della Messa per i defunti

L’Amore è più forte della morte

La morte spezza alcuni legami tipicamente umani: lo sguardo, il contatto, l’ascolto della voce… tuttavia la morte non spezza l’amore e il desiderio di mantenere viva, sebbene in altro modo, quella comunione con i nostri cari che, talvolta con fatica, abbiamo cercato di edificare in questo mondo. L’amore ha bisogno di gesti e di parole per potersi esprimere e non si accontenta mai delle sole intenzioni. Celebrare l’Eucaristia per i defunti è allora un atto di amore, un dono che domanda di essere riscoperto in tutta la sua ricchezza e bellezza. 

UN DONO ASSOLUTAMENTE GRATUITO

Quando un fedele chiede alla comunità cristiana (mediante il sacerdote) di celebrare l’Eucaristia, ricordando in modo particolare qualche defunto, esprime nei confronti di chi ha già attraversato la soglia della morte un gesto di assoluta gratuità. Non si limita infatti a ricordarlo personalmente, ma lo colloca nel cuore stesso del Mistero dell’Amore; chiede al Padre che lo immerga nel Sangue dell’Agnello che redime da ogni colpa, invoca per il defunto il dono di gran lunga più prezioso e che solo Dio può dare, ossia la vita piena. È un dono che viene elargito nella speranza, ossia nell’atto dell’affidarsi al Dio fedele ed affidabile, Colui che non abbandona la nostra vita nel sepolcro (cf. Sal 15).

È proprio all’interno di questa assoluta gratuità che – e non appaia contraddittorio – si deve collocare il significato e il valore dell’eventuale offerta economica per la celebrazione. Essa non è il “pagamento” della Santa Messa che altrimenti si ridurrebbe ad un servizio religioso remunerato; bensì un segno che rafforza la gratuità del dono. L’eventuale offerta in denaro non paga il servizio, ma ne è segno, è un modo “umano” per dichiarare che quell’atto d’amore coinvolge veramente colui che dona. L’amore sempre alimenta l’amore, in qualsiasi forma concreta e storica si esprima.

UN DONO CHE COINVOLGE LA COMUNITÀ

La comunità cristiana, per volontà del Signore, si concepisce come comunione di persone. I discepoli, infatti, sono abitati dallo Spirito dell’amore che li rende un cuor solo ed un’anima sola (cf. At 4,32), solleciti gli uni nei riguardi degli altri, partecipi delle gioie e delle sofferenze dei fratelli al punto che, se un membro del corpo soffre, tutte le membra soffrono con lui (cf. 1 Cor 12,26). Una delle forme più alte della carità cristiana e della vicinanza fraterna è la preghiera con e per chi soffre. Sebbene una mentalità efficientista tenda a ritenere inutile la preghiera, la vera forza dei credenti è la comune speranza nel Signore Risorto. Tale speranza alimenta i vincoli dell’unione fraterna perché tutti si riscoprono discepoli in cammino verso la casa del Padre che, come ricorda Gesù, ha molti posti, ossia un posto per ciascuno (cf. Gv 14,2).

Il legato pio

Per molte persone il “legato pio” risulta una realtà assolutamente sconosciuta. Vi è al riguardo una carenza di informazione, prima ancora che di formazione. Di cosa si tratta? La Chiesa, nella sua sapienza materna e nell’esercizio della sua cura pastorale, prevede la possibilità che i fedeli dispongano dei propri beni in favore di “cause pie”, particolarmente con lo scopo di celebrare Sante Messe a suffragio della propria anima o per i cari defunti.

Secondo le disposizioni della Conferenza Episcopale Lombarda, la Diocesi di Bergamo prevede la possibilità che un fedele, versando un capitale minimo di 1.500 euro, possa fondare un legato pio della durata di venticinque anni al fine di celebrare l’Eucaristia a suffragio dei defunti. Il numero annuale delle Sante Messe verrà calcolato sulla base della rendita dell’1,5 % sul capitale versato.

Il senso di tale scelta sta nel desiderio di compiere un atto d’amore nei confronti dei defunti ricordandoli “presso l’altare del Signore”.

Esistono due tipologie di “legato pio”, quello fondato al fine di celebrare Sante Messe a suffragio dei fedeli defunti e quello fondato al fine di celebrare Sante Messe a suffragio della propria anima (ovviamente in questo caso il legato diverrà attivo a partire dalla propria morte).